Popolo Saharawi…conferenza stampa lunedì 30 novembre

Lunedì 30 novembre 2009, alle ore 10, nella Sala della Giunta comunale in Palazzo San Giacomo

Conferenza stampa per presentare le iniziative di solidarietà con il popolo saharawi

Saranno presenti:

On. Antonio Bassolino, Presidente della Regione Campania.

On. Rosa Russo Iervolino, Sindaco di Napoli.

Sandro Fucito, Presidente della Commissione Scuola e Relazioni Internazionali del Consiglio Comunale di Napoli.

Nicola Quatrano, Presidente dell’Osservatorio Internazionale.

I primi firmatari dell’appello per la liberazione dei 7 saharawi che rischiano la pena di morte per reati di opinione:

Camera Penale di Napoli; Magistratura Democratica, sezione napoletana; Associazione Antigone, sezione napoletana; On. Avv. Vincenzo Siniscalchi, membro del CSM; prof. Giuseppe Cataldi, docente di diritto internazionale – Università Orientale; prof.ssa Valeria Del Tufo, già giudice della Corte Europea dei diritti dell’uomo; prof. Giuliano Balbi, ordinario diritto penale – Università di S.M.C.V.

Si effettuerà un collegamento telefonico con Aminatou Haidar, cittadina onoraria di Napoli, in sciopero della fame dal 14 novembre nell’aeroporto di Las Palmas (Isole Canarie), per ottenere di poter tornare a casa, dalla sua famiglia e dai suoi figli, dopo il provvedimento di espulsione decretato dalle Autorità Marocchine.

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Teniamo pulita la città….

Un presidio di protesta contro il paventato arrivo in città di centinaia di neofascisti e razzisti da Roma e dal Veneto, indetta da reti studentesche, comitati, movimenti di base, associazioni pacifiste, centri sociali napoletani.

UN’ALTRA NAPOLI E’ NECESSARIA! MA SENZA AFFARISMO, RAZZISMO E NEOFASCISMO.

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Sabato 24 gennaio, La Destra, un partito di dichiarata ispirazione neofascista e razzista, organizza una manifestazione nazionale a Napoli! Cercano di cavalcare populisticamente il malessere sociale per un governo della città e della regione che sono ormai impresentabili! Non solo per l’emergere dei fenomeni di corruzione, ma per non aver saputo proporre nessuna politica alternativa, sul piano dei diritti, rispetto al neoliberismo dominante. L’altra faccia dello “scandalo Romeo” ci ricorda, ad esempio, che decine di migliaia di napoletani continuano a vivere in case popolari assolutamente fatiscenti. Ma ci ricorda anche quanto l’affarismo sia stato trasversale tra centrodestra e centrosinistra, così come gli interessi sulla privatizzazione dell’acqua o gli affari sul ciclo rifiuti e sulla devastazione ambientale dei nostri territori. E’ quindi incredibile che chi fino a ieri ha partecipato al banchetto, oggi cerca di presentarsi come una novità!! Organizzazioni incostituzionali come La Destra sfruttano il revisionismo storico che le istituzioni nazionali incoraggiano da anni, ma anche e soprattutto le politiche della paura, di sfruttamento e repressione del “diverso”, a partire dagli immigrati. Politiche in cui il governo Berlusconi sta investendo a piene mani, perchè é il tentativo di fomentare la “guerra tra poveri” per impedire che i poveri si uniscano e chiedano ai ricchi di pagare la crisi che loro stessi hanno provocato! L’alternativa infatti esiste: è quella indicata dai movimenti, dalle comunità e dai comitati che in questi anni si sono mobilitati nella nostra città, costituendo un’opposizione reale alle politiche messe in atto dal governo locale e nazionale. Movimenti che si battono quotidianamente per la tutela ambientale dei territori, per il diritto alla salute, il diritto al lavoro e al reddito, la difesa della scuola e dell’Università pubblica, la funzione sociale dei saperi, per la laicità. Il nostro appello si rivolge perciò a tutti quelli che non vogliono restare intrappolati tra un governo pubblico impresentabile e un alternativa reazionaria e oscurantista, il cui programma, per altro, é un nuovo sacco edilizio di Napoli! Costruiamo invece una mobilitazione che neghi l’agibilità ai nuovi squadristi e riproponga dal basso una ricomposizione delle battaglie per una città dei diritti, dell’antirazzismo, dell’antisessismo e dell’antifascismo!

Sabato 24 Gennaio – ore 14.30 Porta di Massa (incrocio via Mezzocannone – Corso Umberto)
MANIFESTAZIONE PUBBLICA

Antirazzist* e Antifascist* napoletani

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Manifestazione nazionale contro il massacro del popolo palestinese…

SABATO 17 GENNAIO ROMA ORE 15.30 concentramento in piazza Vittorio
CORTEO NAZIONALE PER LA PALESTINA!
PARTENZA IN BUS DA NAPOLI : ORE 10.30 PIAZZA GARIBALDI (Hotel Terminus).  Costo € 10 A/R

Per altre info o per prenotare posti: 3207855640 (Luca


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Fermare il massacro di Gaza!

Mentre il genocidio continua , l’attenzione mass-mediatica tende opportunisticamente ad abbassarsi e ad oscurare o mistificare i termini di quest’operazione infame che già oggi vede circa mille vittime e migliaia di feriti palestinesi. Oltre un terzo bambini…! La protesta sta invece crescendo in molte parti del mondo, così come la campagna di boicottaggio delle principali aziende dell’economia di guerra israeliana. Continuiamo perciò la mobilitazione contro l’occupazione israeliana e il massacro dei palestinesi! Consapevoli che in Palestina non ci sono due attori corresponsabili della mattanza, ma un oppresso e un oppressore, una vittima e un aggredito, e che la vittima, la popolazione palestinese, ha diritto di resistenza! La fine dell’occupazione, dell’embargo e dell’apartheid da parte dello stato d’Israele sono le sole condizioni per realizzare davvero una pace giusta. Vita, Terra e Libertà per il popolo Palestinese!

Comitato napoletano di solidarietà con la Palestina

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PALESTINA LIBERA…….

STOP AL MASSACRO DI GAZA. LUNEDI’ 29 DICEMBRE ORE 16:30 PRESIDIO IN PIAZZA CARITA’.

Dal Cairo di Michaela De Marco.

palestina2A Gaza il bilancio dei morti continua a salire. Israele è appena entrata nella Striscia. Si parla di trecento morti. Chi non è caduto sotto i colpi dell’assedio viene punito oggi dalle armi israeliane. Il mondo intero resta a guardare, impegnato nel balletto delle responsabilità, che a seconda delle parti politiche rimbalza da Hamas a “Israelamerica”. La stessa dirigenza palestinese resta divisa, affogata in un fiume di parole. Anzi, pare che Fatah stia raccogliendo i buoni frutti di questo massacro. Come riporta l’agenzia Infopal, Hamas risulterà infine ulteriormente isolata, e un funzionario dell’Anp ha dichiarato al quotidiano israeliano The Jerusalem Post che l’autorità nazionale palestinese è pronta a tornare nella Striscia di Gaza e ad assumerne il controllo, se “Israele riuscirà a liberarsi del regime di Hamas”. Un altro funzionario ha fatto sapere che il partito Al Fatah, del presidente palestinese Abu Mazen, ha dato istruzione a tutti i suoi membri presenti a Gaza di tenersi pronti a tornare al potere. Hamas dal canto suo giura vendetta, ma fin’ora niente, o quasi niente. In occidente si parla ancora di “risposta israeliana” al “terrorismo” palestinese, nonostante sia chiaro che l’attacco iniziato sabato sia il risultato di una gestazione di mesi, e nonostante sia evidente che i primi trasgressori della tregua pattuita siano stati gli israeliani. Non solo le potenze occidentali, ma anche i “fratelli arabi”, assumono pose drammaticamente dispiaciute, ma non muovono un dito. “Non vogliono problemi”, mi spiega questa mattina un giornalista de Al-Badil (“Il Cambiamento”, un quotidiano indipendente egiziano), “Loro sono stanchi di lottare contro i mulini a vento, sanno che la guerra contro Israele è una guerra persa in partenza. Sanno anche che il vero obbiettivo della dirigenza sionista sia quello di far fuori i palestinesi per prendersi tutta la terra e vivere in pace. In diversi discorsi pubblici e in diversi documenti questo obbiettivo viene esplicitamente dichiarato. I nostri regimi restano a guardare questo genocidio. Perché è un genocidio in piena regola, appoggiato dalle potenze occidentali, che persino dinanzi a questo attacco così palesemente ingiusto da parte sionista, hanno manifestato il loro sostegno al regime israeliano. I palestinesi sono soli. Mubarak l’altro ieri ha incontrato la Livni, le ha stretto la mano, ieri ha aperto le frontiere ai palestinesi, per poi chiuderle oggi e ospitare Abou Mazen, che s’è accordato con i sionisti per far fuori Hamas”. Un militante del partito islamico egiziano Al-Amal afferma: “Il nostro regime è debole, non può fornire risposte adeguate a queste ingiustizie. Il governo ha bisogno dei soldi statunitensi, deve dunque soddisfare le esigenze statunitensi nell’area”, un suo collega interviene e spiega: “Il governo egiziano s’atteggia da intermediario, ma non è così, sta dove stanno gli Stati Uniti, ossia dalla parte di Israele. Mubarak e Condoleeza Rice stanno attaccati al telefono continuamente, come due fidanzatini. Ecco perché appoggia Abou Mazen e lo ha invitato a Cairo oggi, perché è l’unico leader palestinese riconosciuto dall’occidente. Un corrotto, un venduto. Agli occidentali piacciono i tipi corruttibili”. Un attivista del movimento Kifaya (movimento laico contro il governo) dichiara: “Gamal, il figlio dell’attuale presidente, è addirittura più aperto a negoziazioni con parte sionista, deve prepararsi il terreno a diventare il nuovo presidente, ha bisogno dell’appoggio statunitense”. Seif El-Islam, figlio del fondatore dell’organizzazione islamista egiziana dei Fratelli Musulmani, Hassan el-Banna, mi spiega con i fatti l’approccio ambiguo del governo egiziano (e dei governi arabi in generale) nei confronti dell’intera questione: “Ieri sera avevamo approntato camion pieni di aiuti umanitari da inviare a Rafah. Non sono mai usciti dal Cairo. Davanti al Sindacato dei Medici sono arrivate le forze di sicurezza e hanno impedito il passaggio”. Davanti al Sindacato degli avvocati, un manifestante mi spiega: “Nei prossimi giorni procederemo con le manifestazioni, se partecipassero tutti gli egiziani il governo sarebbe costretto a capitolare. Le pressioni interne sono addirittura più pericolose di quelle esterne”.
Ma l’Egitto tace. Tace il governo. Tace il popolo. Davanti al chiasso mosso da Israele e da tutte le potenze occidentali, gli egiziani sono rimasti in silenzio. muroLe strade del cairo questa mattina erano invase dal traffico di sempre, le entrate dei cinema erano ostruite, i ristoranti e i caffè inaccessibili, come sempre. Gli egiziani questa mattina hanno scelto di non partecipare alle manifestazioni organizzate dalla Fratellanza e dai movimenti contro il governo. Massimo un centinaio di manifestanti, con i loro slogan contro Israele, contro Fatah, contro l’America, contro l’Europa e, soprattutto, contro il Governo egiziano: i “soliti quattro gatti”, circondati da un cordone di centinaia di poliziotti, che hanno impedito ai manifestanti di uscire in strada. “Gli egiziani preferiscono starsene a casa o andare a lavoro. Niente li smuove, nemmeno un fiume di cadaveri più lungo del Nilo. Sono assillati dalle difficoltà economiche, il pensiero di come sbarcare il lunario finisce con l’avere la meglio. Poi hanno paura delle forze di sicurezza, particolarmente brutali. Poi c’è l’indifferenza, che nasce dall’ignoranza”, mi spiega un manifestante. In Europa sono molti i gruppi di sostegno al popolo palestinese, perché non unire le forze? “Impossibile. Il governo non vuole che i gruppi egiziani (movimenti, partiti o ONG) creino dei collegamenti con l’Occidente. Teme di perdere il controllo della situazione. Non dimentichiamo la legge d’emergenza in vigore in questo paese dal lontano 1981, grazie alla quale il presidente può rinchiudere chiunque prenda iniziative contro le sue disposizioni”. In un caffè popolare la televisione trasmette videoclip ad oltranza, chiedo al barista di sintonizzarla su un telegiornale, “No no no Habibti, la vita è già abbastanza amara”.

STOP AL MASSACRO DI GAZA. LUNEDI’ 29 DICEMBRE ORE 16:30 PRESIDIO IN PIAZZA CARITA’.

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La legge è uguale per tutti…..????

ARTICOLO 3 DELLA COSTITUZIONE “TUTTI I CITTADINI.. SONO UGUALI DAVANTI ALLA LEGGE…”

MENO QUATTRO CHE SONO PIU’ UGUALI DI TUTTI

NAPOLI 7/11/2008  h. 16:30 SALA DELLA PACE E DELLA SOLIDARIETA’II MUNICIPALITA’ DEL COMUNE DI NAPOLI PIAZZA DANTE, 93

 

Uno dei primi atti del Governo Berlusconi è stato quello il cosiddetto Lodo Alfano, ovvero la sospensione di tutti i processi penali nei confronti delle più alte cariche dello Stato. La sospensione opera dal momento in cui si ricopre la carica o la funzione e si applica anche ai processi penali per fatti precedenti all’assunzione della stessa. Il Lodo Alfano viola la Costituzione non solo nella forma ma anche ed in modo più palese nella sostanza. Ancora una volta si creano sbarramenti e tutele per i forti, nel momento in cui si criminalizza illegge_uguale_per_tutti dissenso e, anche attraverso il “pacchetto sicurezza”, si studiano La Costituzione Italiana se si esclude l’art.90 ( che limita la responsabilità del Capo dello Stato per gli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, con l’eccezione dell’alto tradimento e di attentato alla Costituzione ) non prevede nessun’altra eccezione, né può essere introdotta una deroga al principio di uguaglianza che, come ha affermato la Corte Costituzionale, è un principio fondamentale del nostro ordinamento. Chi ricopre cariche dello Stato al pari di tutti deve essere soggetto alla legge.

 

Avv. Roberto La Macchia – Portavoce nazionale Giuristi Democratici

Avv. Angelo Cutulo – Giuristi Democratici di Nola

Raffaele Porta – Segretario provinciale Sinistra Democratica

Imma Barbarossa – Direzione nazionale Prc

Francesco Maranta – Direzione provinciale Pdci

Avv. Salvatore Simioli – Presidente Arcigay Napoli

Il Comitato Promotore del Referendum: Giuristi Democratici, Prc, Pdci, Sinistra Democratica, ANPI, Rosario Stornaiuolo (Presidente Federconsumatori, Napoli), Medicina Democratica, Cantieri Sociali, Associazione Priscilla, Arcigay Napoli, Psichiatria Democratica, Associazione Consumatori utenti della Campania.

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Qualche verità in piu’……

Contributo audio di Curzio Maltese. Una testimonianza interessante.

 

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Rinaldini: «L’11 ottobre sarò in piazza C’è bisogno di opposizione»

«L’11 ottobre sarò in piazza C’è bisogno di opposizione»

«Aderisco e partecipo alla manifestazione dell’11 ottobre, perché ritengo importante tutte le iniziative di opposizione al Governo che mettono al centro le questioni sociali». Gianni Rinaldini, segretario nazionale della Fiom, sceglie una ad una le parole per sottolineare l’importanza di questo autunno caldo e difficile, soprattutto per la sinistra e per il sindacato. Tra una pausa e l’altra dell’iniziativa “Il lavoro precario colpisce tutti”, che ieri la Fiom ha organizzato a Sesto San Giovanni nell’ambito della settimana contro la precarietà della Fem, la federazione europea delle tute blu, rilascia una intervista a Liberazione da cui esce il nuovo quadro della fase politica e sindacale.

Questo autunno sembra piuttosto ricco di iniziative contro il Governo…
Aderisco all’11 ottobre, ma non metterei in opposizione questa data con il 25 ottobre. E’ chiaro che sono due manifestazioni diverse, ma non può passare l’idea che si tratti di due iniziative che si contrappongono perché comunque esprimono una opposizione . Non c’è alcun dubbio che quanto sta avvenendo nelle vicende sindacali rafforzi la necessità di una opposizione politica. Detto questo occorre salvaguardare l’autonomia stessa del sindacato. Al di là di tutto credo che il primo problema che c’è oggi sul tappeto è di riaprire un rapporto di massa per andare a spiegare bene cosa sta succedendo con i riflessi della globalizzazione sul piano dell’attacco al contratto nazionale e costruire passo dopo passo le mobilitazioni.

Al direttivo nazionale della Cgil c’è stata l’unanimità sul documento finale, dopo un lungo periodo in cui invece c’è stato scontro. Cosa sta cambiando?

Ritengo la posizione assunta da tutta la Cgil nei confronti del documento di Confindustria, che non può essere certo considerato una ipotesi di accordo, un fatto importante e positivo. Nel corso del direttivo nazionale si è rimesso tutto in discussione e il confronto si è fatto trasversale. Ci è stato, insomma, un confronto vero. La scuola, il pubblico impiego, alcune Camere del lavoro, alla fine ciò che ha prevalso è stato il merito delle questioni.

In particolare, c’è questo nuovo asse tra voi e il pubblico impiego. Fino a pochi mesi fa, invece, vi guardavate con una certa diffidenza, o sbaglio?

Abbiamo in programma diverse iniziative con il pubblico impiego. E’ chiaro che non è un rapporto dei metalmeccanici con una particolare categoria ma la risposta politica ai tentativi di divisione in atto da parte del Governo. Questa collaborazione ha il senso di ritessere le fila di una ricomposizione tra lavoratori dipendenti. Quel che sta accadendo è sotto gli occhi di tutti. Il pericolo concreto per i lavoratori del pubblico impiego è quello di ritrovarsi con contratti regionali, uno diverso dall’altro a seconda della latitudine. E questa è una tendenza in atto anche tra i lavoratori del settore privato. E’ questa tendenza che va fermata e vogliamo farlo insieme.

Non credi che il rischio dell’accordo separato crei qualche problemino al Pd?
Io mi occupo di quel che accade nel sindacato. Dico che se c’è un accordo separato lo scenario cambia per tutti, anche per la politica. L’accordo separato sulle regole è una enormità, molto più grave di quanto subimmo qualche anno fa con l’accordo separato nel settore dei metalmeccanici.

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