Il Mattino 02.02.10 art. R.Capacchione

Rosaria Capacchione

La favoleggiata vincita al lotto era soltanto una chiacchiera.

Nessun arricchimento veloce, nessuna espansione societaria ingiustificata, nessuna traccia di capitali provenienti da soggetti estranei alla società, ancor meno di denaro del boss Michele Zagaria. Invece, bilanci in regola e un know-how fatto di un portafoglio clienti di tutto rispetto. Con queste motivazioni, in sintesi, la I sezione del Tar della Campania (presidente Antonio Guida, consigliere Paolo Corciulo, estensore Francesco Guarracino) ha accolto il ricorso dell’impresa Fontana Costruzioni spa alla quale il Gruppo investigativo antimafia della prefettura di Caserta, il 10 luglio dello scorso anno, aveva negato il nulla osta. Certificazione che serviva a chiudere il contratto per la costruzione di uno dei lotti in Abruzzo, nell’area del sisma. A ottobre il Tar aveva respinto la richiesta di sospensiva, presentata dall’avvocato di Nicola Fontana, Biagio Capasso, ma aveva imposto alla prefettura di depositare l’intera documentazione che aveva portato all’interdizione. Spuntano le annotazioni delle forze dell’ordine. Gli accertamenti della sezione anticrimine della questura di Caserta, del comando dei carabinieri di Caserta (tre volte), del centro Dia di Napoli, avevano escluso l’esistenza di elementi tali da far sospettare che la ditta di Nicola Fontana fosse, in realtà, una società-paravento del clan dei Casalesi. Solo la Squadra mobile di Napoli aveva espresso parere negativo, sulla scorta di notizie confidenziali. Il vulnus sarebbe la presenza in un consorzio sia di Luigi Fontana, padre di Nicola, sia di Antonio Diana, architetto e cognato di Michele Fontana «lo sceriffo», cugino e socio del boss Zagaria. Tra l’interdittiva antimafia e la sentenza del Tar sono passati poco più di sei mesi, durante i quali sono stati sospesi tutti i contratti di appalto dell’impresa di Casapesenna. Bloccata la sua partecipazione al piano-casa in Abruzzo, fermi i lavori a Ponticelli, sospeso il contratto con il ministero della Giustizia per la manutenzione degli impianti di condizionamento delle aule bunker di Poggioreale. Quest’ultimo contratto è stato ripristinato subito dopo il deposito della sentenza del Tar. «È stato trovato sospetto anche l’indirizzo della mia impresa, via Salvatore Vitale a San Cipriano d’Aversa, proprio di fronte alla casa di Zagaria – dice Nicola Fontana – ignorando che quella zona è area Pip, assegnata al consorzio Agrorinasce. Io, come altri sedici imprenditori, ho solo fatto una richiesta di assegnazione che è stata esaudita. Per carità, capisco la necessità, da parte della Prefettura e del Gia, di una particolare severità nel rilasciare le informative antimafia. Non ho nessuna intenzione risarcitoria, però vorrei sapere: dovrò pagare ancora a lungo la mia nascita nello stesso paese di Zagaria? Se è così, vorrei che me lo dicessero subito. Il futuro delle famiglie di 108 operai dipende da me».

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