E’ MORTO VINCENZO LEONE

E’ MORTO VINCENZO LEONE…

Oggi purtroppo verso le 14.00 se ne è andato il compagno Vincenzo Leone, scugnizzo delle Quattro Giornate, militante e poeta. presente ancora fino a qualche settimana fa nelle mobilitazioni antifasciste, internazionaliste a fianco dei disoccupati e dei lavoratori ha conosciuto le  generazioni dagli anni’70 fino a quella della stagione dei centri sociali e oltre.

Vincenzo Leone ci ha lasciato. Dopo un mese di ricovero ospedaliero e qualche illusorio miglioramento. Una notizia che fa male.

Vincenzo è stato scugnizzo e partigiano nelle quattro giornate di Napoli. Poi militante e poeta. Scelte costruite tra le necessità della vita, come tutte le cose vere.

Era con Erri de Luca e Sergio Piro nell’associazione amici di Officina99. Con l’editore Guida aveva pubblicato due raccolte in versi: “Mai un sorriso” e “Gioco D’amore”, la prima anche un’autobiografia. Poesie vendute in strada, perchè era e si sentiva un uomo di strada.

Viveva in un basso a poche centinaia di metri da quella contrada Pagliarone carica di ricordi per lui e per la città. Sulle pareti di casa una specie di diario sentimentale. Vincenzo ha vissuto con semplicità, intensamente e fino in fondo. Senza concedere nulla al cinismo e alla rassegnazione.

Aveva attraversato le lotte degli anni ’70, i movimenti dei senza lavoro, fino alla stagione dei centri sociali e alle battaglie di oggi. Pochi giorni prima di essere ricoverato in ospedale era a Materdei per intervenire alle proteste contro l’insediamento di un gruppo neofascista nel quartiere (la foto allegata è stata scattata in quella occasione) e subito dopo all’Università per un’iniziativa con Silvia Baraldini e Haidi Giuliani. Lo ricordiamo per le strade di quel Vomero di cui conosceva le storie migliori, nelle manifestazioni in piazza e nelle serate ai centri sociali. E’ morto giovane Vincenzo e così lo ricorderemo!

Ciao Vincè

Le antifasciste e gli antifascisti napoletani

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4 Risposte

  1. Era il 28 aprile del 2009 quando nell’Università Cattolica di Quito (Ecuador) si teneva un incontro sulle 4 giornate di Napoli. Tra i relatori c’ero anch’io che con grande determinazione aveva voluto quell’incontro.
    http://www.quitolatino.splinder.com/archive/2009-04
    Con me avevo portato alcuni fogli appuntati con date e nomi e poi una serie di fotografie scattate qualche tempo prima al Vomero col compagno Matteo Ciambelli. Alle mie spalle i volti di due scugnizzi coi capelli bianchi che avevano lottato insieme al popolo napoletano per la libertà e per la giustizia sociale. Quei due volti erano Antonio Amoretti e Vincenzo Leone. W la resistenza antifascista napoletana.

  2. http://www.quitolatino.splinder.com
    Intervista a Vincenzo Leone in data 01 – 02 – 2009
    in casa sua in Via Belvedere
    di Davide Matrone

  3. grazie a quei slendidi giovani che hanno saputo amarlo e caoirlo forse di piu di chi ha vissuto per anni al suo fianco

  4. Apprendo adesso che è morto Vincenzo Leone
    Un compagno, un poeta, uno scugnizzo del ‘43 come, talvolta, amava definirsi.
    L’ho conosciuto al circolo “che guevara” dove lo si poteva trovare fino a pochi anni fa, tutte le volte che c’era una iniziativa; così come era presente, nonostante l’età avanzata ed i relativi acciacchi, a tutte le manifestazioni. L’ultima, a Roma, nell’ottobre 2008, dove lo accompagnai per tutta la durata del corteo preoccupato che la fatica potesse farlo stare male. Ma lui, nonostante tutto, nonostante l’evidente affaticamento, era contento di vedere tanti compagni e si rammaricava solo di non avere più l’energia di un tempo. Fu in quella occasione che mi raccontò un sacco di storie degli anni dell’occupazione, di come era difficile sopravvivere, di come ci si arrangiava a spese degli occupanti: gli americani. Di come era facile per loro, furbi e molto agili, sottrarre viveri da distribuire alle famiglie e agli amici che facevano la fame. La leggerezza del racconto non venne meno anche quanto parlò di quanto erano “ carogne” i soldati americani quando scoprivano un raggiro. Di quante botte aveva preso, anche lui.
    Fino a prima dell’estate incontravo spesso, di domenica, Vincenzo a passeggio. Gli avevo detto, quando lo seguivo come medico, che era importante una passeggiata quotidiana. Mi chiamava “compagno dottore” e non “massimo” come io gli chiedevo. E mi diceva, con un certo orgoglio, da quanto tempo stava camminando.
    Viveva da solo ma non ne faceva un dramma, Nella sua casa, molto piccola, si affastellavano un sacco di libri: molti di poesia.
    Sono stato a trovarlo quando, per un improvviso malore, è stato ricoverato nella rianimazione del Cardarelli. Era in coma ed i colleghi non davano molte speranze che ce la facesse. Ho telefonato quasi tutti i giorni e di fronte al lento, ma inesorabile peggioramento, ho perso anche io ogni speranza che tornasse fra di noi e…

    Massimo Miniero
    segretario del Circolo Che Guevara Prc Vomero – Arenella

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