Intervista sul movimento studentesco

RIPARTIAMO DAL MOVIMENTO STUDENTESCO!

 Intervista a Roberto De Filippis,

 attivista del movimento studentesco campano

 A cura di M.D. – 7/11/2008

 

 

 

Roberto puoi parlarci della gestazione del movimento studentesco in Campania?

Comincio dalla mia esperienza nel movimento studentesco di Napoli e, nello specifico, dall’occupazione dell’ateneo Orientale. L’inizio della mobilitazione, in quest’università, è stato più semplice, perché esisteva già un’attività politica, che da tempo sensibilizzava gli studenti. Cito l’esperienza dell’aula Flex, dove si raccolgono compagni vicini ai percorsi del movimentismo e della disobbedienza, e del Collettivo internazionalista, che hanno, invece, una formazione più marxista-leninista.

In qualche modo, si può dire che il terreno su cui lavorare era più fertile che altrove, perché nell’ateneo ci sono compagni e strutture che agiscono nel quotidiano. Non a caso l’Orientale è stata tra le prime università d’Italia ad occupare contro i decreti 133 e 137 della Gelmini ed i tagli all’Istruzione pubblica. Basti pensare che, con l’ipotetica approvazione della Legge finanziaria, nella nostra università verrebbero chiusi dei corsi di laurea in lingue, cioè il fiore all’occhiello di quest’ateneo in Italia e nel Mediterraneo. Con la nostra occupazione, cominciata il 21 ottobre, teniamo a ribadire il nostro “NO” ai tagli all’Istruzione pubblica. Poi, in Campania la gestazione della protesta è stata spontanea ed ha coinvolto tutti, singoli e collettivi, studenti e docenti, genitori e precari. Proprio come nel resto d’Italia.

Quali obiettivi sì da il movimento studentesco?

Il movimento nasce su una vertenza specifica che, come dicevo poco fa, è d’impedire i tagli all’Istruzione. Ma non ci battiamo soltanto contro i decreti della Gelmini, bensì contro le politiche attuate nel campo della formazione in vent’anni, che hanno portato il nostro Paese negli ultimi posti delle stime di crescita scientifica e tecnologica dell’Unione Europea. Il nostro obiettivo è di arrivare a dicembre ed impedire l’approvazione della Legge corteofinanziaria di Tremonti. Vorrei evidenziare che, a differenza del passato, non esiste alcun conflitto generazionale in seno al movimento. Nel ’68 o nel movimento della Pantera, agli inizi degli anni ’90, vi era anche un elemento di contrapposizione tra studenti ed insegnanti. Adesso, invece, non è così, perché la protesta è autenticamente popolare: accanto agli studenti anche i docenti, i lavoratori precari ed i cittadini democratici lottano per la difesa del carattere pubblico della formazione. In breve, più generazioni si stanno battendo contro questa riforma ed il governo delle destre.

I mezzi di comunicazione hanno definito questa straordinaria mobilitazione, che ha ben pochi precedenti nella storia del nostro Paese, come un’onda. Quanto può crescere ancora la lotta?

Il movimento sta attraversando sicuramente una fase di crescita. In questo, dobbiamo ringraziare il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che dalla Cina annunciava l’imminente sgombero con la Polizia delle scuole e delle facoltà occupate: questo ha immensamente compattato e rafforzato l’intera protesta. E’ del tutto ovvio che a questa straordinaria mobilitazione seguirà un riflusso, che fa parte dello sviluppo di qualsiasi movimento politico. A dicembre potremo fare un bilancio della protesta e verificare quali obiettivi avremo ottenuto sulla Legge finanziaria. Di lì in poi, il grosso del movimento scemerà ed una parte continuerà la mobilitazione. Se otterremo una vittoria, però, sarà possibile riprogettare e sviluppare tutte le proposte che stiamo formulando con questo movimento.

A tuo giudizio, qual è il limite dell’Istruzione pubblica in Italia?

Sono convinto che l’Istruzione non possa essere sganciata dal lavoro. Il nostro sistema formativo è incompatibile con l’attuale mercato occupazionale in Italia. Sarebbe opportuno fare delle riforme reali, che proponessero un nuovo sistema in cui ogni diploma o laurea desse accesso ad una professione conseguente. Invece, oggi non è difficile trovare dei laureati che svolgono lavori umili ed in nero per continuare a pagarsi gli studi, con la prospettiva di continuare ad essere precari!

Uno degli slogan del movimento è: “Noi la crisi non la paghiamo!”. Chi paga realmente la crisi economica in Italia e chi la dovrebbe pagare?

Quello che citavi è uno slogan adottato dall’intero movimento, perché quella che stiamo vivendo è una delle peggiori crisi economiche del capitalismo. Per rigenerarsi, il sistema ha bisogno di tagliare da qualche parte. Guarda caso, a pagare i crolli dei grandi titoli finanziari e dei miliardari sono sempre gli operai, i precari, gli studenti, gli immigrati e, più in generale, tutti quegli strati sociali più deboli ed oppressi dal capitalismo. Formazione, istruzione, economia, sono settori strettamente connessi fra loro, perché interessano lo sviluppo di un paese. Bisognerebbe tassare di più le rendite dei grandi banchieri ed industriali e far respirare le famiglie italiane, che sono giunte allo stremo!

Parliamo degli scontri di Piazza Navona del 29 ottobre scorso. Non credi che la comparsa dei neofascisti sia una provocazione per tutto il movimento in difesa dell’Istruzione pubblica?

Certo! Le dichiarazioni intimidatorie di Berlusconi, con le minacce di sgombero delle occupazioni, seguono un intento preciso: stabilire il peso delle destre nel Paese. Che è forte, ma non invincibile. Infatti, dal momento delle dichiarazioni in poi, Berlusconi n’è uscito con le ossa rotte! In sostanza, non ha fatto altro che ribadire il carattere autoritario del governo, che sposa quanto detto da Cossiga. Questi suggeriva di fare come negli anni ’70: infiltrare il movimento studentesco con agenti provocatori, causare incidenti tra le “frange estreme”, fasciste ed antifasciste, e far intervenire la Polizia! Altrimenti come si potrebbero giustificare le cariche contro dei movimenti di massa, che si battono per la difesa dei propri diritti! Non credo debba essere sottovalutato quest’elemento. Tra l’altro, i gruppi neofascisti a Roma sono molto forti: ci sono Forza Nuova, Casa Pound, il Blocco Studentesco, che da solo rivendica l’occupazione di sette istituti superiori nella Capitale! Questo quadro indica una ripresa dell’eversione a destra, sulla quale bisogna seriamente vigilare. Per contrastare tutto questo, non bisogna cadere nelle provocazioni. Durante gli scontri di Piazza Navona, un compagno di Rifondazione comunista è stato arrestato dalla Polizia, soltanto per essersi giustamente indignato della presenza dei fascisti! Eppure, lo stesso movimento deve organizzarsi meglio, dotarsi di strumenti migliori e di una vigilanza superiore verso queste provocazioni.

Questo movimento è apolitico?

Assolutamente no! Non ha una connotazione ideologica forte, come magari avevano i movimenti del passato, ma di politica se ne parla e tanto anche. Ancora una volta, credo che il governo e le sue provocazioni abbiano rafforzato la protesta: dalla comparsa dei neofascisti, tutto il movimento studentesco di Napoli si è spinto in modo ancora più deciso verso l’antifascismo, come penso sia accaduto ovunque. Lo dimostra il fatto che la solidarietà agli studenti di Roma è arrivata da tutta Italia! Per rafforzare questo sentimento, che affonda le radici nella storia e nella tradizione di lotta antifascista presente in Italia, credo che ci si debba rifare sempre più alla Resistenza, che ha generato la Costituzione della Repubblica: quel cammino è stato interrotto, ma un’intera generazione è pronta a riprenderlo.

Eppure gli studenti non sono autosufficienti: non possono sperare da soli di costruire l’opposizione politica e sociale al governo Berlusconi. Quale strada bisogna tentare per estendere la lotta?

Finora, gli studenti sono stati isolati. Si è aperto un dibattito molto serio su questo punto. L’opinione con la quale mi trovo d’accordo è che bisogna aprirsi all’esterno. Sono d’accordo sul fatto che non possiamo bastare da soli. Bisogna aprire un confronto stabile con altre organizzazioni politiche e sociali disposte a battersi contro il governo Berlusconi, dalle quali, però, non vogliamo ricevere alcuna strumentalizzazione. Teniamo molto alla nostra capacità d’elaborazione e vogliamo essere riconosciuti come uno dei tanti soggetti del conflitto sociale, che chiede di essere rispettato e tenuto in considerazione nelle decisioni, ma anche di costruire il prima possibile un argine alle destre. Il confronto può e deve avvenire con i sindacati di base, la F.I.O.M. e tutte le categorie dei lavoratori. Non credo che la C.G.I.L. debba essere ignorata, ma questa deve sciogliere le proprie contraddizioni interne, rompere la subalternità al Partito Democratico e rimettere in discussione il terreno della concertazione, che per i lavoratori è sempre perdente. Inoltre, bisogna cercare la più ampia convergenza con i comitati territoriali, come quelli di Chiaiano, i No Tav, i No Dal Molin, poiché anche questi sono pezzi importanti per la costruzione di un’unica grande opposizione politica e sociale.

A sinistra del Partito Democratico vi sono altre formazioni politiche, che alle ultime elezioni non sono riuscite ad entrare in Parlamento. Dove hanno sbagliato e come potrebbero risalire la china?

In sincerità, credo che buona parte dei voti di questo movimento andrà al P.D. ed alle formazioni moderate, come Di Pietro. Un’altra parte sceglierà l’astensionismo. La sinistra, e mi riferisco in particolare al P.R.C., paga due elementi: l’esperienza nel governo Prodi, che è parsa contraddittoria e subalterna alla linea dei moderati; le scelte di una dirigenza che, soprattutto tra i Giovani Comunisti, è stata iper-movimentista ed ha abbandonato il conflitto nelle scuole e nelle università, mancando d’investire nei collettivi studenteschi. Allo stato attuale, non penso ci sia scelta: Rifondazione comunista deve ripartire da questo movimento e dal conflitto sociale, anche se è un partito attualmente inadeguato a questo intento. Tuttavia, come ogni movimento di massa, questa lotta semina nella coscienza politica di una generazione. Su questo bisogna lavorare, perché dalle macerie può rinascere la speranza.

VicoloStorto 

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Una Risposta

  1. Hola, Roberto ho letto con interesse ed attenzione la tua intervista e mi fa piacere la ripresa del conflitto studentesco a Napoli ma sopratutto nel resto del Paese.
    Con questo commento ti e vi voglio raccontare invece ciò che si sta verificando qui. Con l’entrata in vigore della Nuova Costituzione la scuola pubblica è divenuta gratis (diciamo non in todo). Parlando con alcuni studenti mi hanno raccontato che in pratica non si paga più l’immatricolazione (pari a 800$) cosi come non si paga più la tassa finale sulla Laurea (altri 800$). In pratica si pagano le spese di cancelleria (bolli, francobolli e carte varie) e i corsi di lingua che qui sono esterni alla scuola pubblica. In pratica le spese pubbliche si sono abbassate dell’oltre 50 – 60%. A questo si aggiungono gli aumenti di fondi statali verso le borse di studio.
    I gruppi e i collettivi studenteschi di matrice marxista, soprattutto quelli presenti all’Università Centrale, sostengono e appoggiano il processo in atto.
    È davvero interessante quanto avviene.
    Un caro saluto a presto
    H. Siempre Davide

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