AVANTI POPOLO……

17 ottobre 2008, una data storica per il sindacalismo italiano

Articolo di Giuseppe Carroccia

I sindacati di base riempiono piazza San Giovanni dopo un corteo lunghissimo quale mai erano riusciti a organizzare nella loro lunga storia che, sopratutto dalla metà degli anno novanta, dopo l’eliminazione della scala mobile, li ha visti protagonisti di tante battaglie di resistenza contro l’arroganza dei padroni e dei governi e la concertazione subalterna di cgil cisl uil. Cub-rdb, Confederazione Cobas, Sdl intercategoriale finalmente uniti centrano l’obbiettivo difficile ma necessario di ridare la parola ai lavoratori. Il cielo di Roma è grigio come un lenzuolo bagnato, come quelli che accompagnano le corse ciclistiche nelle grandi classiche del nord. La pioggia che scende leggera e insistente non ha fermato questo popolo lavoratore, umiliato e offeso dai provvedimenti del governo Berlusconi, ma ha rialzato la testa per contestare Tremonti, Brunetta, Gelmini i ministri più odiati. Davanti a tutti i vigili del fuoco, i pompieri con le giacche verdi che chiedono di difendere la protezione civile e di far pagare le tasse agli evasori. Poi i lavoratori del pubblico impiego tantissimi, ciascuno con un cartello o uno striscione che racconta la fatica di far quadrare il bilancio familiare con mille euro al mese e di far funzionare con pochi mezzi e nonostante i tagli e il blocco del turn over l’amministrazione pubblica e i servizi sociali. Al centro, non solo del corteo ma di tutta questa mobilitazione straordinaria, il mondo della scuola. Insegnanti, genitori bambini con le mantelline colorate e gli stivaletti di plastica lucidi e sgargianti si sgolano allegri e chiassosi. Un gruppo porta una gabbia di ferro per protestare contro i provvedimenti sudafricani della lega nord che vorrebbe istituire l’apartheid in Italia con le classi per immigrati. Moltissimi i cartelli in difesa del tempo pieno e contro il ritorno al mastro unico. Roba di trent’anni fa: oggi sono quasi tutte maestre che fanno funzionare una scuola primaria tra le migliori al mondo. Non credo ai miei occhi quando riconosco il sorriso di un macchinista delle ferrovie, sempre taciturno e silenzioso, poco disponibile alla discussione politica e sindacale mentre lavoriamo sul treno, che sorregge lo striscione di una scuola periferica di Roma sud in occupazione. I suoi colleghi in divisa stanno però quasi tutti più indietro sotto lo striscione che chiede il ritiro dei licenziamenti politici. Le delegazioni che vengono da tutta la penisola cantano e ballano sotto la pioggia, quelli da Napoli inventano gli slogan più scherzosi. Gli studenti delle medie superiori sono così numerosi che faticano a sfilare ordinatamente, alla fine si prendono sottobraccio e organizzano un cordone come si faceva negli anni settanta. Solo così riescono a partire incredibilmente intonando bandiera rossa. La testa del corteo arriva nella piazza che la coda deve ancora riuscire a muoversi. In coda, prima degli operai della fiat di cassino e della video color, le organizzazioni politiche: Sinistra critica, comunisti per l’alternativa e altre sigle. Rifondazione stà in mezzo con lo striscione Torna rifondazione comunista nelle lotte nelle fabbriche nei quartieri e quello del dipartimento scuola. Ma riconosco compagni un po’ dappertutto, con le bandiere del partito e quelle dei sindacati di appartenenza. Qualcuno ha scelto il cappellino del sindacato e la bandiera del partito, qualcun altro sfila con due bandiere, una sulle spalle come mantellina. Il Partito ha aderito e il segretario Ferrero sfila in testa applaudito dai passanti. Ci voleva proprio questa svolta a sinistra. Molti si danno appuntamento per la manifestazione del 30, qualcuno scuote la testa, ma il sentimento prevalente è unitario: bisogna far dimettere questo governo. Un po’ di saggio estremismo, ma la strada sarà lunga e tortuosa. Anche lo sciopero che è andato bene nella scuola, nel pubblico impiego e nei trasporti(a parte le ferrovie) non è stato ancora davvero generale. Ha funzionato a macchia di leopardo, ma ha avuto lo stesso una certa visibilità, più che in passato. D’altronde il sentimento più diffuso è che questo è solo l’inizio e che la piattaforma andrà fatta vivere nelle iniziative sul territorio. E’ la scuola il centro di questo nuovo movimento, ma la crisi economica e lo spettro materiale della disoccupazione può allargarlo come un fiume in piena. Molti sono alle prime esperienze sindacali, è la nuova generazione dei lavoratori precari che da gambe alla lotta come quel giovane lavoratore di terra degli aeroporti di Roma che domenica farà l’ultimo giorno di lavoro. Lui non potrà permettersi il lusso di rassegnarsi. Ci sono però un po’ tutte le generazioni e le tipologie di lavoro e di sensibilità. Una signora molto elegante raccoglie una bandiera rossa gonfia d’acqua abbandonata sul cofano di un’automobile e se la getta con noncuranza sulle spalle. Bisognerà avvisare gli stilisti: quast’anno andrà di moda il rosso. Non ci sono gli operai dello Slai cobas di Melfi, quelli che per dieci anni hanno resistito contro il deserto di Pratola Serra e hanno pagato un prezzo molto alto per quella lotta difficile e solitaria. Ma la giornata di oggi, come la vittoria ottenuta tre anni fa alla Fiat, è anche merito loro e di tutti quelli che rischiando il licenziamento, da soli, senza soldi, mezzi, distacchi hanno fatto vivere un sindacalismo di classe alternativo e combattivo. Nella piazza si alternano al microfono sindacalisti e lavoratori, parlano da un tir sistemato orizzontalmente, non c’è il palco ne una buona amplificazione, non si sente quasi niente, ma alla fine il sole di Roma spunta fuori lo stesso a rendere più brillanti e minacciose le bandiere rosse zuppe di pioggia. D’altronde i comizi si erano potuti ascoltare durante tutto il corteo da improvvisati oratori che spiegavano la piattaforma e raccontavano le loro vite. Non c’erano neppure quelle 11 operatrici del call center di un ospedale milanese licenziate a quasi cinquantanni, che hanno perso il loro stipendio di 800 euro mensili e a cui la direzione dell’ospedale e la società di lavoro interinale che le aveva assunte ha proposto, dopo una dura lotta, si erano persino spogliate, un lavoro da pulitrici per 500 euro. Ieri erano sulla televisione pubblica a raccontare la loro disperazione piangendo dignitosamente. Quel lavoro saranno costrette ad accettarlo e dovranno piegarsi all’arroganza di chi le vuole sfruttate e sottomesse. Ma sono sicuro che dopo questo 17 ottobre 2008 anche loro saranno più forti. I padroni stanno seminando vento, ben venga la tempesta. Oggi sulle nostre spalle è piovuta la speranza.

VicoloStorto

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Una Risposta

  1. nel mio sito un commento favorevole di avantipopolo. Grazie, mi impegno e questi messaggi mi fanno piacere. Un commento a quello che scrivete? Basta guardare le mie vignette. emmepix

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