INTERVISTA A SALVATORE NAPOLITANO…CONSIGLIERE PROVINCIALE PRC

A cura di D.M.

Salvatore Napolitano è membro del Consiglio provinciale di Napoli per il Partito della Rifondazione comunista. La redazione del blog VicoloStorto, voce dei giovani antifascisti del centro storico di Napoli, gli ha posto delle domande su alcuni temi decisivi, come l’emergenza rifiuti e l’attuale situazione politica. Di seguito, riportiamo l’intervista che, con disponibilità e simpatia, ci ha rilasciato.

Salvatore, tutti i mezzi di comunicazione si sono prodigati nel dire che Berlusconi abbia finalmente risolto l’emergenza rifiuti. Vengono trasmessi in televisione degli spot, che propongono la raccolta differenziata. L’opinione pubblica sembra soddisfatta, ma la percezione in città è che non sia cambiato nulla. Tu che idea ti sei fatto?

 

La questione rifiuti è risolta a zone. Se consideriamo il centro cittadino ed alcune aree semi-periferiche, potremmo concludere che Berlusconi ha ragione nel sostenere che l’emergenza rifiuti è risolta. Peccato che nei grandi centri della provincia e nelle zone periferiche risieda la contraddizione principale, perché quelle aree sono ancora sepolte da montagne di rifiuti. Recentemente la trasmissione Primo Piano, in onda su Rai tre, ha trasmesso immagini eloquenti dello stato in cui versano alcuni quartieri come Pianura, Gianturco e complessivamente la zona orientale della città.

Chiaiano è il punto di caduta di questo ragionamento. Credi che sia utile costruire nuove discariche?

La vedo una cosa inutile, perché non si tiene in considerazione l’intero ciclo di smaltimento di rifiuti e le procedure che lo dovrebbero guidare. Le discariche attualmente in costruzione sarebbero adibite al trattamento di rifiuti “per il tal quale”, cioè mischierebbero ogni tipo di rifiuti, l’umido con i rifiuti tossici, che dovrebbero essere trattati a parte. Invece, Berlusconi vuole mettere tutto in unico calderone o meglio inceneritore! Di queste strutture se ne vorrebbe costruire ben cinque in tutta la Campania. Già il Piano regionale Rastrelli prevedeva la costruzione di due inceneritori, poi si propose il terzo e, sotto il governo di Bassolino, siamo arrivati al quinto. I siti di raccolta come Chiaiano, invece, sono delle vere e proprie violenze perpetrate ai danni delle popolazioni dei territori, già vessate da decenni di abbandono, in cui la camorra ha sfruttato a proprio vantaggio l’assenza dello Stato. Berlusconi ha addirittura affermato di voler risolvere la questione delle eco-balle raccolte nel sito di Taverna del Re, ma i fatti dimostrano che la costruzione di discariche ed inceneritori sono la priorità del Governo centrale e che, quindi, la raccolta differenziata è in fondo alle priorità del presidente del Consiglio e del Sottosegretario all’emergenza rifiuti, Guido Bertolaso.

Perché?

Per due motivi diversi. Il primo è che la raccolta differenziata non è ancora efficace a Napoli, dov’è pessimo il livello di raccolta con il 30-40% di materiali non riciclabili uniti ai rifiuti umidi. Il secondo motivo è che mancano gli impianti di compostaggio per l’umido, che è uno dei passaggi fondamentali della raccolta differenziata (all’incirca il 40% dei rifiuti). Penso che, al di là dei proclami mediatici, servirebbe un serio investimento nella raccolta differenziata, che dovrebbe essere porta a porta, in modo di consentire all’operatore di guidare l’utente e educarlo. Inoltre, il porta a porta garantirebbe anche l’assorbimento di una buona parte di disoccupati, che in questa città non trovano un’occupazione. Questo metodo può funzionare, come dimostra la raccolta differenziata partita in alcuni piccoli centri, come San Sebastiano al Vesuvio, dove è stata raggiunta la soglia del 60%! Li, certo, la raccolta differenziata è più gestibile, per l’inferiore numero di abitanti, ma proprio per questo andrebbe potenziato il progetto anche a Napoli e nelle periferie.

Diverse associazioni di cittadini denunciano che, nella costruzione degli inceneritori, può allungarsi la mano della camorra…

Certo, perché con la costruzione degli inceneritori bisognerà fare nuove gare d’appalto, sulle quali la camorra ha sempre guadagnato. Ma dirò di più. Recentemente L’Espresso ha pubblicato un’inchiesta, raccogliendo i dati emersi dalle indagini della Procura della Repubblica, in cui è svelato l’accordo organico tra esponenti del governo Berlusconi e la camorra. E’ il caso di Cosentino e Cesero, entrambi esponenti di primo piano di Forza Italia ed Alleanza Nazionale campano con incarichi di governo, che hanno dato il loro consenso alla costruzione degli inceneritori e delle discariche, favorendo nelle gare d’appalto ditte e cartelli ricollegati alla camorra. Inoltre, le discariche “per il tal quale”, in costruzione in Campania, non sono consentite dall’Unione Europea. Perciò ci troviamo in un contesto d’aperta violazione di una normativa europea! Ma lasciami aggiungere che anche alcuni esponenti del Partito Democratico sono coinvolti.

Arriviamo, allora, a parlare proprio del partito di Veltroni. Non credi che sia una scelta, dettata da una debolezza strutturale del P.d., quella di non fare opposizione al governo?

Non credo che il Partito Democratico sia un blocco monolitico: l’esperienza di questi primi mesi dimostra che le divergenze al suo interno sono profonde, culturali e politiche. Queste differenze emergono anche rispetto all’orientamento del P.d. rispetto al governo. Pare sempre più evidente che ci siano alcuni settori di questo partito che abbiano beneficiato della campagna populista di Berlusconi, poiché sono ormai sintonizzati sul terreno della destra. Le collaborazioni istituzionali, presentate sotto la dicitura di “dialogo”, sempre più ricercate non solo in Parlamento, ma anche negli enti locali di tutto il Paese: dietro questa tendenza si cela il più complessivo adeguamento del P.d. al Partito della libertà. Rifondazione comunista dovrebbe denunciare queste contraddizioni e conseguire dei risultati; dovremmo chiedere una verifica su alcune questioni, a cominciare da quelle care ai soggetti sociali che vorremmo rappresentare: il reddito di cittadinanza, l’utilizzo dei fondi europei, il progetto I.so.la., che ha causato il malessere ed un nuovo attivismo dei disoccupati, la sanità. Insomma, credo che le questioni da sollevare siano tante. Chiedere una verifica dell’operato del Partito nelle giunte locali calca il solco della linea vincente nel Congresso di Chianciano.

Proponi, quindi, che Rifondazione comunista esca dalle giunte locali, dal Comune di Napoli alla Regione Campania?

Al contrario, credo che questa sia una posizione un po’ demagogica. Per un partito come il nostro si tratta di capire quale funzione dobbiamo svolgere nelle giunte. L’idea di una verifica, che sostengo fortemente, è più dialettica e tesa a valutare le nostre ragioni all’interno del centrosinistra campano: se riusciamo a farle valere, partecipare alle giunte locali può solo rafforzarci. Viceversa, dobbiamo rimettere in discussione il nostro mandato e difendere le ragioni dei lavoratori, dei disoccupati, degli oppressi.

Rifondazione comunista è accusata da settori dei movimenti sociali di avere una posizione subalterna nei confronti del centrosinistra. Concordi con questo giudizio?

No, ma dico anche che se il P.r.c. se non alza la voce, cosa esiste a fare? Dobbiamo recuperare una capacità di confronto con il nostro elettorato, comprenderne le ragioni e recuperare credibilità, perché abbiamo avuto la tendenza a chiuderci in noi stessi ed essere assorbiti dalle dinamiche istituzionali. Ma questa posizione è fallimentare, perché bisogna porre con nettezza le nostre battaglie, come quelle storiche per gli L.S.U., i disoccupati, i precari della scuola. Proprio questi ultimi sono oggetto di un attacco senza precedenti da parte del Ministro dell’Istruzione Gelmini, che ha promosso tagli al personale docente ed A.T.A., introdotto un clima d’autoritarismo e penalizzato ulteriormente le regioni del Mezzogiorno, dove la scuola pubblica è un avamposto per il riscatto dalle condizioni d’arretratezza economica e sociale.

Il decreto legge della Gelmini comporta tagli per otto milioni d’euro in tre anni. Tra l’altro, in Campania questo comporta esuberi per sette mila docenti, di cui ben cinque mila a Napoli. I precari hanno cominciato a costruire un proprio comitato ed a manifestare il proprio disagio, con presidi e cortei e si avviano a partecipare allo sciopero generale del 17 ottobre, convocato dal sindacalismo di base. Che cosa può fare il P.r.c. per sostenere questa lotta?

Il decreto legge della Gelmini è solo il primo di una probabile serie di testi blindati, pericolosissimi per la democrazia. Anzi, Berlusconi ha annunciato che proprio questa formula è la più adatta per sveltire le pratiche istituzionali. Lo stesso Veltroni ha dovuto riconoscere che il Parlamento sarebbe svuotato dai suoi poteri elementari, ma a partire dalla riforma sulla scuola, il Partito Democratico è stato consenziente. Alcuni nostri militanti stanno partecipando attivamente alle lotte dei precari della scuola, ma per sostenerle realmente Rifondazione comunista deve riportare quelle battaglie non solo nelle istituzioni locali, ma anche nelle piazze, a cominciare dalla manifestazione nazionale contro il governo ed i padroni dell’11 ottobre. Successivamente, i sindacati di base hanno convocato il proprio sciopero generale per il 17 di questo mese ed anche li dovremo partecipare e schierarci al fianco dei lavoratori, che stanno cercando di costruire l’opposizione sociale agli attacchi del governo. Più in generale, credo che dobbiamo combattere il populismo della destra, che bolla tutti i lavoratori come fannulloni e sostiene che vi siano troppi insegnanti nella scuola. Non ci sono altre strade: di fronte alla sconfitta politica e culturale della sinistra di classe, dobbiamo unire le forze in un unico fronte politico e sociale, per arginare i luoghi comuni e l’offensiva della destra, che investe tutta la sfera della convivenza civile. Ci dobbiamo battere, perché la nostra è una lotta politica e culturale contro il capitalismo, che è oggi più che mai necessaria.

Tra i vari provvedimenti del governo, è in discussione anche quello della soppressione delle province, assimilate alle comunità montane. La polemica va avanti da qualche tempo, ma le province servono oppure no?

Bisogna distinguere tra province ed aree metropolitane. L’abolizione delle province è fortemente voluta dalla Lega nord, che spinge sull’applicazione della legge del 1990, che istituiva le aree metropolitane, tra cui rientrerebbe anche Napoli. Con l’istituzione delle aree metropolitane, che interesserebbe tutte le grandi città d’Italia, dovrebbe scomparire la giunta comunale, che verrebbe sostituita dalle municipalità, ed il sindaco diverrebbe una sorta di coordinatore di tutti i comuni della provincia. E’evidente che un tale progetto istituzionale richiederebbe un avanzato funzionamento dell’amministrazione pubblica; per riuscirvi, occorrerebbe rivedere alcuni poteri degli ordinamenti locali. Secondo me, l’architettura istituzionale dovrebbe essere così riproposta: alle regioni dovrebbero andare soltanto i poteri legislativi e bisognerebbe cedere alle province le deleghe più importanti, come ad esempio la formazione professionale, il lavoro, il turismo, l’urbanistica, l’agricoltura. Invece, adesso le regioni hanno potere legislativo ed esecutivo, tutto concentrato in poche mani. Nell’Italia meridionale questo significa clientele, favoritismi e corruzione. Adesso sarà interessante vedere come, con il federalismo fiscale, Maroni riuscirà a conciliare la ridistribuzione dei poteri tra gli enti locali, anche perché le elezioni regionali in Campania si terranno nel 2009, quelle comunali a Napoli nel 2011… Dovremmo prendere ad esempio la Provincia di Torino, che, da questo punto di vista, è un’esperienza all’avanguardia: gli assessori hanno poteri limitati, ma funzionali all’amministrazione delle risorse economiche ed al benessere dei cittadini.

La trasmissione televisiva Report ha più volte svolto inchieste sull’acquisto di prodotti di finanza derivata da parte di centinaia d’amministrazioni comunali italiane. Questa cosa interessa anche il Comune di Napoli, che rischia di vedere un tracollo del proprio bilancio e di gravare ulteriormente sulle tasche dei lavoratori, com’è accaduto a Taranto.  Credi che si stia sottovalutando il problema?

I prodotti derivati sono una bomba ad orologeria, pronta ad esplodere in tutte le principali città italiane, ma anche nei medi e piccoli comuni. Questa è responsabilità delle scelte fatte a cuor leggero dagli amministratori locali, convinti ingenuamente di rimpinguare in fretta le risorse dei bilanci comunali. L’ultimo esempio, in ordine di tempo, è quello del Comune di Catania, sommerso da una valanga di debiti, che adesso gravano sulla maggioranza dei cittadini, mentre una piccola parte è riuscita ad arricchirsi, mantenendo i propri privilegi e svignandosela in tempo. Il “caso Catania” può estendersi a macchia d’olio in tutta la Penisola. Su Napoli, recentemente sono state fatte delle stime da parte d’alcuni istituti di credito, che paiono essere rassicuranti. C’è da dire, però, che la Provincia è dovuta intervenire nella vicenda del consorzio C.P.T., la linea d’autotrasporto interurbano tra Napoli, Caserta ed una parte di Salerno. In questo caso, il Comune non aveva soldi e la Provincia è intervenuta con un investimento di 19 milioni d’euro! Questa è stata anche una battaglia importante del P.r.c., che abbiamo vinto, perché abbiamo salvato dalla strada 1500 famiglie di lavoratori. Questo è un episodio felice, ma non può andare sempre così. Bisogna stare molto attenti al principio della “sussidiarietà”, che prevede che laddove un’amministrazione non abbia soldi, ne subentra un’altra. Questo principio può entrare in crisi con il federalismo fiscale tanto caro alla Lega nord e rischia di penalizzare seriamente le regioni meridionali, che non hanno il tessuto economico ed industriale dell’Italia settentrionale, e quindi, non sono autosufficienti. Anche il bilancio della Provincia di Napoli è composto fondamentalmente dagli introiti della finanza derivata, se si esclude l’I.P.T. (l’imposta provinciale per l’iscrizione delle auto – n.d.r.), la R.C. auto e la Tosap (la tassa d’occupazione del suolo – n.d.r.).

Cosa possiamo fare per contrastare i rischi dei prodotti derivati ed il federalismo fiscale?

La cosa più importante è contrastare il progetto del governo, che pone al proprio fondamento un criterio di disuguaglianza tra il Nord ed il Sud del Paese, creando così una divisione classista nello sviluppo dei servizi basilari dei cittadini, come la scuola, la sanità ed il lavoro. Il modello di federalismo fiscale di Berlusconi e Maroni non farebbe altro che acuire i problemi storici del meridionalismo ed, allo stesso tempo, minare l’uguaglianza sostanziale dei cittadini italiani.

Concludiamo quest’intervista con una domanda: che bilancio dai dell’operato di Rifondazione comunista nella Provincia di Napoli?

Un bilancio positivo, perché è in netta controtendenza con il clima culturale e sociale del Paese. Non caso, grazie all’azione svolta dal nostro Assessore, Isadora D’Aimmo, che ha le deleghe alla pace, all’immigrazione ed alla cooperazione internazionale, il gonfalone della Provincia di Napoli è stato presente alla manifestazione antirazzista di Caserta di sabato scorso (4 ottobre 2008 – n.d.r.). Ci siamo attivati per costruire uno sportello per i migranti, che opera in modo operativo per i permessi di soggiorno e le richieste d’asilo politico. Certo, il nostro è un intervento parziale, perché l’Italia è priva di un vero e proprio strumento normativo. Ma il P.r.c. ha cercato di colmare queste lacune. Penso che se il Partito recupera l’idea della politica come strumento per cambiare il mondo, migliorandolo a favore dei più deboli, sicuramente la nostra presenza nelle lotte e nelle istituzioni non sarà mai inutile.

Napoli, 6 ottobre 2008

VicoloStorto

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