Rinaldini: «L’11 ottobre sarò in piazza C’è bisogno di opposizione»

«L’11 ottobre sarò in piazza C’è bisogno di opposizione»

«Aderisco e partecipo alla manifestazione dell’11 ottobre, perché ritengo importante tutte le iniziative di opposizione al Governo che mettono al centro le questioni sociali». Gianni Rinaldini, segretario nazionale della Fiom, sceglie una ad una le parole per sottolineare l’importanza di questo autunno caldo e difficile, soprattutto per la sinistra e per il sindacato. Tra una pausa e l’altra dell’iniziativa “Il lavoro precario colpisce tutti”, che ieri la Fiom ha organizzato a Sesto San Giovanni nell’ambito della settimana contro la precarietà della Fem, la federazione europea delle tute blu, rilascia una intervista a Liberazione da cui esce il nuovo quadro della fase politica e sindacale.

Questo autunno sembra piuttosto ricco di iniziative contro il Governo…
Aderisco all’11 ottobre, ma non metterei in opposizione questa data con il 25 ottobre. E’ chiaro che sono due manifestazioni diverse, ma non può passare l’idea che si tratti di due iniziative che si contrappongono perché comunque esprimono una opposizione . Non c’è alcun dubbio che quanto sta avvenendo nelle vicende sindacali rafforzi la necessità di una opposizione politica. Detto questo occorre salvaguardare l’autonomia stessa del sindacato. Al di là di tutto credo che il primo problema che c’è oggi sul tappeto è di riaprire un rapporto di massa per andare a spiegare bene cosa sta succedendo con i riflessi della globalizzazione sul piano dell’attacco al contratto nazionale e costruire passo dopo passo le mobilitazioni.

Al direttivo nazionale della Cgil c’è stata l’unanimità sul documento finale, dopo un lungo periodo in cui invece c’è stato scontro. Cosa sta cambiando?

Ritengo la posizione assunta da tutta la Cgil nei confronti del documento di Confindustria, che non può essere certo considerato una ipotesi di accordo, un fatto importante e positivo. Nel corso del direttivo nazionale si è rimesso tutto in discussione e il confronto si è fatto trasversale. Ci è stato, insomma, un confronto vero. La scuola, il pubblico impiego, alcune Camere del lavoro, alla fine ciò che ha prevalso è stato il merito delle questioni.

In particolare, c’è questo nuovo asse tra voi e il pubblico impiego. Fino a pochi mesi fa, invece, vi guardavate con una certa diffidenza, o sbaglio?

Abbiamo in programma diverse iniziative con il pubblico impiego. E’ chiaro che non è un rapporto dei metalmeccanici con una particolare categoria ma la risposta politica ai tentativi di divisione in atto da parte del Governo. Questa collaborazione ha il senso di ritessere le fila di una ricomposizione tra lavoratori dipendenti. Quel che sta accadendo è sotto gli occhi di tutti. Il pericolo concreto per i lavoratori del pubblico impiego è quello di ritrovarsi con contratti regionali, uno diverso dall’altro a seconda della latitudine. E questa è una tendenza in atto anche tra i lavoratori del settore privato. E’ questa tendenza che va fermata e vogliamo farlo insieme.

Non credi che il rischio dell’accordo separato crei qualche problemino al Pd?
Io mi occupo di quel che accade nel sindacato. Dico che se c’è un accordo separato lo scenario cambia per tutti, anche per la politica. L’accordo separato sulle regole è una enormità, molto più grave di quanto subimmo qualche anno fa con l’accordo separato nel settore dei metalmeccanici.

VicoloStorto

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