Una guerra contro il mostro….

  Scritto da Maurizio Braucci da la Repubblica Napoli. 

Un articolo sulle proteste di Chiaiano potrebbe iniziare così: la Selva di Chiaiano è una grande area verde alle estreme propaggini nord-occidentali del Comune di Napoli; il suo territorio, di grande pregio paesaggistico-ambientale, si caratterizza per la presenza di alcuni borghi contadini, aree agricole, boschi di castagni… Ma se adottassi anch´io questo approccio, inteso a motivare che una discarica a Chiaiano è pura follia antiambientalista, cadrei ben presto nel tema “discarica sì / discarica no” che ha segnato l´esiguo dibattito sviluppatosi finora. Invece, la questione è più ampia e soggetta a una deformazione che ha tre cause principali: la malizia del potere politico, la lente deformante dei media, la scarsa astuzia comunicativa dei manifestanti. Quella di Chiaiano è l´ennesima protesta dopo Acerra, Parapoti, Savignano Irpino, Sant´Arcangelo Trimonte, Lo Uttaro, Pianura. È una lotta che dal 2003 sta agitando la Campania contro quella gestione straordinaria dei rifiuti che in 14 anni ha prodotto un disastro ambientale e, a esso collegati, un processo contro Antonio Bassolino e i vertici della Fibe-Gruppo Impregilo e numerose inchieste e arresti eccellenti da parte delle magistratura. Con linguaggio militare, diremmo che Chiaiano è solo una delle battaglie di una guerra contro un mostro: la gestione straordinaria dei rifiuti. Dal 2000, con una serie di premesse nel quinquennio precedente, i soldi per il commissariamento speciale sono stati utilizzati per creare una colossale rete di affari, clientele e speculazioni che tiene imbrigliata la Campania e i cui fili portano al resto dell´Italia. L´avidità e la spregiudicatezza di questa rete, che intreccia poteri legali e illegali (l´omicidio di Michele Orsi il primo giugno solleva uno dei coperchi), ha creato nelle popolazioni che la subiscono un impeto di ribellione contro il malgoverno a cui sono sottoposte da anni. I piani programmati dai vari commissari, ultimo e ancora vigente quello del prefetto Pansa, si sono basati sull´uso delle discariche in attesa che venisse terminato l´inceneritore di Acerra in cui convogliare le ecoballe lavorate in 7 impianti di Cdr, combustibile da rifiuti. Insieme a un secondo inceneritore, nemmeno iniziato, a Santa Maria La Fossa, è questo il ciclo adottato dalla Fibe-Impregilo per la gestione dei rifiuti in Campania, un ciclo che era già vecchio quando è stato approvato nel 1998. Inadempiente, agendo in deroga alle leggi e perpetuando azioni fraudolente (le ecoballe prodotte non sono a norma), la Fibe si è vista rescindere il contratto nel 2005 ma ha continuato a gestire i 7 impianti (6 in verità, uno era da tempo sotto sequestro) di Cdr fino allo scorso 27 aprile, data in cui i carabinieri ne hanno arrestato i dirigenti.
In sintesi, un piano ormai obsoleto e nemmeno mai portato a termine, ha ridotto la Campania in ginocchio già nella prima metà di questo decennio, ma la Fibe è stata rimossa dal servizio solo apparentemente, rimanendo in Campania in attesa di recuperare i soldi investiti che, grazie alla complicità dei commissariati speciali, sono stati caricati tra le condizioni per concedere l´appalto a un nuovo soggetto, un soggetto che, finora, chiaramente, non è stato ancora trovato. Se i commissariati sono stati fallimentari nella gestione dei rifiuti, si sono invece comportati in maniera ineccepibile nel garantire il capitale della Fibe. A Chiaiano si protesta contro tutto questo, il presidio non vuole la discarica perché non accetta il piano commissariale. In attesa della comunicazione ufficiale dei risultati dei carotaggi della cava, la cui data è ancora da definire, la situazione è tranquilla, è stato allestito da alcuni attivisti un media center che trasmette video e audio sul web e dove la sera si chiacchiera attraverso un microfono aperto. La protesta è condotta da abitanti di Chiaiano, Marano e dintorni, di ogni età, da centri sociali e altri collettivi politici e dalla rete di comitati che da anni accompagna le varie proteste che avvengono in Campania contro l´emergenza rifiuti. Presenti sono anche le giunte dei Comuni interessati, facenti capo a vari partiti. Si attende così il responso finale dei tecnici, mentre il governo Berlusconi, a cui Bassolino ha fatto chapeau, si gioca qui la sua nomea di decisionista insieme al decreto 90 che promette il pugno di ferro. Se anche la questione venisse risolta secondo l´italianissimo “a tarallucci e vino”, escludendo Chiaiano dalle aree di discarica, essa si riproporrà negli altri siti previsti dal decreto, ma con scontri, stavolta, ancora più tragici, a causa del potenziale repressivo contenuto nel decreto Berlusconi.Ma la tattica più efficace perpetuata contro le proteste resta quella dell´affondare la questione nel tema “discarica sì / discarica no”, tagliando così il filo con le responsabilità passate e riducendo tutto a una difesa territoriale ed egoistica, disinteressata al bene comune in una situazione d´emergenza assoluta. Invece, facendo un po´ di interviste tra i manifestanti, vengono fuori le loro proposte alternative al ciclo dei rifiuti commissariale. Quello che si chiede, soprattutto per Napoli, è un ciclo basato sulla raccolta differenziata, quindi sul riciclaggio, in linea con la legislazione europea in materia, un ciclo generico, attivabile subito, suddiviso tra umido e secco, aggiungendo in seguito carta, vetro e plastica, che sono rifiuti riciclabili quasi al 100 per cento. I 7 impianti della Fibe andrebbero convertiti per la selezione automatizzata dei rifiuti secchi (conversione attuabile in poche settimane), e questi impianti verrebbero utilizzati anche per differenziare la spazzatura che giace ora nelle strade, la tal quale. L´umido invece verrebbe trasformato in compost, fertilizzante per le campagne, affidandolo alle aziende coltivatrici, o in altri utilizzi, come quello per la composizione morfologica delle cave. A queste modalità a valle, ne andrebbero aggiunte altre a monte: limitare gli imballaggi e obbligare le miriadi di ipermercati a creare nelle loro aree isole ecologiche per il riciclo, eliminare alcuni prodotti come i pannolini con componente plastica a vantaggio della gomma, eccetera. Questo, molto brevemente, è lo schema che prevale tra quanti si oppongono non solo al ciclo commissariale ma anche alla sua gestione straordinaria che, visti gli effetti ottenuti finora, vorrebbero che tornasse ordinaria, cioè nelle mani delle Regione Campania. Al momento, quello che serve da parte delle istituzioni è un segno forte di discontinuità con il passato, perché senza fiducia, senza dialogo e ascolto tra le parti nessuna soluzione è accettabile.
Perché si ignorano queste proposte dei comitati di base? La scusante più diffusa è che i napoletani non sono “culturalmente pronti” a effettuare la raccolta differenziata. Ma questa è una scusa credibile? Malgrado tutta la drammatica sollecitazione sul tema dei rifiuti? E perché poi i napoletani non sarebbero pronti? La verità è che la raccolta differenziata viene da tempo boicottata dalle istituzioni, vari macchinari e attrezzature per il riciclo vengono ogni tanto scovati abbandonati e ancora imballati in capannoni e piazzole (giorni fa lo ha dichiarato anche l´assessore regionale all´Ambiente Walter Ganapini) mentre gli obiettivi percentuali di soglia, in 15 anni, non sono mai stati rispettati. Il motivo sta forse nel grande profitto per chi gestisce gli inceneritori, ultima a candidarsi la municipalizzata Asìa, proprio quella che dovrebbe invece effettuare la raccolta differenziata a Napoli. Tali profitti sono dovuti al permanere, ormai solo in Italia, degli incentivi Cip6 per gli inceneritori, con cui si conferiscono ai loro gestori 50 euro per tonnellata bruciata e convertita in energia. Calcolando che esistono già 7 milioni di tonnellate di ecoballe dichiarate equiparabili, con l´ennesima deroga, a fonte energetica, queste frutterebbero già da sole 350 milioni. Se si aggiunge che i nuovi appaltatori saranno obbligati a pagare (come chiamarla?) una buonuscita alla Fibe per togliere la patata bollente Impregilo dalle mani dei suoi amici politici, di destra e di sinistra, e che il ciclo commissariale alimenta una pletora di clientele, speculatori e aziende, di sinistra e di destra, i motivi del boicottaggio non fanno altro che aumentare. Cambiare ciclo è vantaggioso solo per i cittadini, non per le lobby, l´attacco alla partecipazione popolare è necessario, confondere le acque è d´obbligo, la Campania cerca di riscattare la propria dignità ma in pochi lo capiscono. Su questo drammatico sfondo, bisogna fare uno sforzo per spiegarsi meglio, senza interrompere il dialogo, la strategia nonviolenta è la sola via per dividere il fronte avversario.

VicoloStorto

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