Latino America: vecchie e nuove realtà

Latino America: vecchie e nuove realtà

 

 

 

 

Se dovessimo classificare le Regioni del mondo che sono state vittima delle politiche e dei progetti neoliberisti, sicuramente l’America Latina risulterebbe trovarsi tra i primi posti. Un passato amaro, che in pieno riesce a disegnare la reale faccia di quell’intreccio drammatico tra politiche governative e libero mercato che hanno accentuato la dipendenza delle economie regionali nei confronti dei mercati esteri, creando al tempo stesso enormi fasce di popolazione, in alcuni casi interi paesi (ad esempio il Nicaragua, l’Honduras, il Guatemala, Haiti, ecc.) totalmente sottomesse alle leggi del profitto.

La resistenza delle masse popolari ai nefasti effetti di queste politiche economiche e sociali, ha visto dalla metà degli anni ’90 in poi un capovolgimento di rotta molto incoraggiante. Se pur con politiche differenti molti Stati (Brasile, Uruguay, Argentina, Cuba, Venezuela e da poco la Bolivia) sono governati da maggioranze progressiste. Quasi con uno strategico tempismo, si è riusciti a far fronte ad una delle maggiori preoccupazioni del mondo capitalista: l’accaparramento delle risorse energetiche. Vengo così al punto cruciale per capire cosa scuote oggi  l’assetto panamericano.

Al fallimento dell’Accordo di libero scambio nordamericano (NAFTA) che univa USA, Canada e Messico, il governo degli Stati Uniti ripiegò sul progetto dell’ALCA (Zona di libero scambio delle Americhe) che ben si guardava dall’essere uno strumento di integrazione ma puntava ad un consolidamento egemonico dei paesi che lo componevano. Mentre Washington proponeva ancora una volta la via dello sfruttamento dei popoli, da l’Havana  nasceva la controproposta: l’ALBA (Alternativa Bolivariana per le Americhe), basata sulla complementarietà e fratellanza tra paesi, con lo scopo di garantire in tal modo un miglioramento delle condizioni degli Stati più deboli ed al tempo stesso un passo in avanti dell’intera America Latina. Il progetto dell’ALBA è stato firmato a l’Havana nel Dicembre 2004 dal Venezuela e dalla Repubblica di Cuba, per cercare di avviare un sistema reale di integrazione capace di creare vantaggi cooperativi, il tutto mentre nello stesso periodo, per la precisione Gennaio 2005, il Presidente Chavez annunciava dalle tribune del Forum di Porto Alegre il cammino del Venezuela verso “il socialismo del XXI secolo”. Appare chiaro come al governo statunitense non piaccia constatare che proprio quel sudamerica che per tanti decenni era stato considerato un grande vantaggio per attuare le proprie scellerate politiche imperialiste, oggi è in grado di firmare e mettere in pratica una forte proposta come l’ALBA, quindi sostenere la riduzione delle differenze economiche e sociali tra i paesi, innescare quindi meccanismi che possono livellare i diversi gradi di sviluppo nazionali, e parallelamente, gli stessi Stati Uniti interpretano in maniera preoccupante l’evoluzione ideologica che lo stesso subcontinente sta attraversando oramai da un decennio.

E’ in questa chiave di lettura che il progetto dell’ALBA trova terreno fertile. Esso sostiene il coinvolgimento di tutte quelle componenti economiche e sociali – imprese private, pubbliche, cooperative, enti nazionali, ecc.- cercando di risolvere quegli enormi problemi primari della popolazione: diminuzione della disoccupazione, bisogni reali come cibo ed alloggi, creazione di un sistema sociale che possa garantire almeno i bisogni essenziali.

A differenza dell’ALCA che non garantiva assolutamente i paesi che disponevano di meno risorse economiche, finanziarie ecc., avvantaggiando così i paesi più forti e nel caso specifico proprio gli Stati Uniti stessi e che inoltre chiedeva un regime giuridico capace di difendere l’espansione delle grandi multinazionali che avrebbero speculato e sfruttato i paesi più poveri, bene, contrapposto a ciò l’ALBA prevede un sistema non basato sui sussidi, ma sui crediti. L’importanza sta nel fatto che attraverso i crediti viene a nascere un reale recupero di tutte quelle zone industriali abbandonate per poter poi efficacemente migliorare la complementarietà produttiva con l’utilizzo reciproco dei vantaggi, il tutto sempre gestito con un forte controllo delle risorse. Ne scaturisce un principio di grande solidarietà tra i paesi collaboratori.

Questo sistema che affronta il problema  dell’integrazione regionale, è il tentativo di svincolarsi dalla logica di mercato per realizzare uno sviluppo strategico di enormi trasformazioni economiche e sociali.

In questo breve ex cursus di ciò che sta accadendo in sud america, il Venezuela e Cuba hanno svolto e svolgono un ruolo molto interessante.

Può sembrare banale agli occhi del lettore, ma vale la pena ricordare che tutt’oggi, imporsi contro gli interessi capitalistici ed in particolar modo contrapporsi agli Stati Uniti su argomenti rilevanti come ad esempio la questione  energetica o meglio ancora, rivelare un cambiamento radicale della mentalità di grandi fette di popolazione che si pongono quindi come motore propulsivo per attuare quella necessaria emancipazione sociale che esse stesse hanno concepito attraverso una chiara presa di coscienza, presuppone qualcosa di più che un po’ di demagogia o un meschino populismo del quale il Presidente Chavez viene accusato.

La capacità di Chavez consiste nel cercare di cogliere quel disagio sociale forte e, dar voce e ruolo sociale ai cittadini, renderli partecipi della vita del proprio paese e quindi della propria vita, per sviluppare un percorso nuovo, che riguarda da un lato la consapevolezza delle proprie origini e dall’altro l’organizzazione di una società basata su valori come unità, solidarietà, partecipazione diretta, emancipazione sociale e culturale, equa distribuzione, fino a raggiungere lungo un percorso cognitivo, la ferma convinzione che un sistema imperialista porta sconvolgimenti talmente drammatici da dover porre di fronte, una reale alternativa di società, non una mediazione.

In questo contesto, l’esperienza della Rivoluzione cubana, è, per tutte quelle realtà progressiste sudamericane, un punto di riferimento politico e morale. Cuba partecipa attivamente a questo processo. Non solo, come ho gia accennato, riguardo il concepimento dell’ALBA, ma anche come esempio reale di quel che significa cooperazione internazionale.

Il Venezuela (come tanti paese al mondo) usufruisce di medici cubani per attuare importanti riforme sociali nel settore sanitario, allo stesso tempo il governo venezuelano manda le proprie giovani generazioni a Cuba affinché possano acquisire un’adeguata preparazione per essere futura classe dirigente del paese.

Questo è solo un esempio tra i tanti, ma è chiaro come attraverso l’internazionalismo e la cooperazione, la Rivoluzione Bolivariana in atto in Venezuela abbia un grande sviluppo. Un paese che ha deciso di assolvere un ruolo molto importante per il sudamerica anche grazie all’esempio di Cuba.Tra le masse riecheggiano forti le parole di Simon Bolivar e di Josè Martì, vedere un’America Latina libera e sovrana, ebbene queste parole trovano voce, dopo molti decenni, tra gli sfruttati, gli oppressi, gli emarginati che hanno intravisto nel socialismo del XXI secolo una speranza ed una strada percorribile per una vera emancipazione.

L’attuale Sud America, terra ricca di storia e di tradizioni ma anche segnata da un passato fatto di colonialismo e voglia di conquista, si trova oggi, nell’attuale contesto geopolitico ad essere forse la prima reale speranza di contrapposizione all’imperialismo, nata dopo la caduta del muro di Berlino.

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